Inside Out

Inside Out (P. Docter, 2015).

Ci sono diversi modi per raccontare la complessità dell’animo umano: lo si può fare in maniera saputella scomponendo freddamente le istanze psichiche, riducendole a mere funzioni materiali, come farei io; si può riassumere con precisione e levità l’universo dei fenomeni mentali, a patto di essere dei poeti; lo si può fare alla francese, con lunghi e sfiancanti piani sequenza in un bianco e nero polveroso. E poi c’è la Pixar, che è tipo la Coca-Cola dei sogni.

La storia è semplice semplice: seguiamo la vita di una regazzina di undici anni che si trasferisce dai boschi e da una villetta con giardino alla metropoli grigia e triste. Ci sono gli amici che si perdono, le figuracce a scuola, secchiate di disagio preadolescenziale, quadretti di famiglia dinseianissimissimi. Dentro la regazzina si agita l’universo mirabolante della Personalità, governata da cinque emozioni primarie alla console.
Non ha senso raccontare qui perché il film è molto carino, cazzo è fatto da gente che sa come fare il suo lavoro. L’accuratezza con cui vengono descritti i meccanismi mentali è impressionante, la bilancia disneyana felice-triste lavora a ritmo sfrenato, poi ci sono cose che crollano e gente che scappa e colpisce i muri, a ricordarci che stiamo ancora guardando un film per bambini.
Inside Out è un cartone animato che parla del Vivere più che dell’Esistere, in mano a chiunque altro sarebbe diventato una clamorosa menata new age e invece qui si assiste quasi per miracolo alla leggerezza del tempo che passa, del crescere, del diventare grandi e perfino dell’invecchiare. Può capitare di piangere, se si è sensibili o ricchioni come me, si piange e contemporaneamente si rimane stupiti per la precisione con la quale è curato il minimo dettaglio visivo o emotivo. Scritto da dio, disegnato da dio, complesso, qua e là brillante, riduttivista, paraculo: Pixar!
A tutti voi è piaciuta Tristezza. Io, che sono snob e mi discosto dalla massa, ho adorato Paura e il suo richiamo primordiale: “anche oggi non siamo morti!”.

C’è un altro film della Pixar che arriva a questi livelli, discostandosene però per una dimensione poetica che compatta forma e contenuto, e che gli conferisce la densa materia di un capolavoro: Monsters&Co.
Il film l’ho visto in dvd streaming con l’audio del cinema, c’era qualcuno che ogni tanto tossiva o grugniva non so, e a una certa un suo vicino s’è messo a mangiare delle patatine.
A riprova (e non ce n’era bisogno) che le persone mi stanno sul cazzo pure registrate.

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