Craven!

QUAL È IL TUO FILM HORROR PREFERITO?
Ovvero: Wes Craven e l’ennesima scusa per fare i nostalgici sull’internet

Il 31 agosto 2015 moriva un signore che ha inciso sulla mia immaginazione negli anni dell’adolescenza, quelli puzzolenti e deformi e pieni di sebo, quelli in cui già lo sai che quando ti sei messo a letto e hai spento la luce sul comodino, è altamente improbabile che una mano possa afferrarti per i piedi e trascinarti lì sotto, tra i riccioli di polvere, ma per non sapere né leggere né scrivere le gambe le tieni bene al centro del materasso, sotto le coperte. E sono gambe lunghe, cazzo a 14 anni hai un busto di trenta centimetri e ste gambe che pari un’ombra, non una persona.

Craven è stato il capostipite dell’horror americano tra i Settanta e gli Ottanta, quello che massacrava i ragazzini intenti a ubriacarsi e a palpeggiarsi, accanto a lui si possono mettere giusto Carpenter e Hooper, qualche Raimi, un paio di Sean Cunningham, ma poco altro.
Con questa gente nasce una nuova era gotica, dominata da assassini che sono umani ma forse boh che ne sai, lo sono stati, personaggi nuovi alla letteratura con una loro mitologia, accomunati da un pugno di regolette che lo stesso Craven si divertirà a citare in quasi tutti i suoi film:

1) Sì, l’assassino è umano ma boh, che ne sai;
2) Non pistole, né denti aguzzi: lame, di tutti i tipi;
3) Dopo aver sbrigativamente creato un sottotesto motivazionale (Krueger per esempio si voleva vendicare delle persone che lo hanno gettato nella fornace, perché gli piacevano un po’ troppo i bambini), l’assassino agisce mosso da boh, che ne sai, è pieno di lame, scappa!
4) Se dei ragazzini stanno bevendo della birra e iniziano a guardarsi in maniera un po’ lubrica, sta per partire un massacro;
5) Il ritrovamento spettacolare del cadavere di un ragazzino comporta la morte violenta del ragazzino che effettua il ritrovamento;
6) Alla fine l’assassino viene ammazzato ma boh, che ne sai, eddai levate!

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In tempi vergini di CGI si andava di protesi, fotografia grumosa e litri di sangue, prevalentemente gore, cioè un poco rappreso, perché era il ritrovamento del cadavere a garantire quello stiracchiamento della tensione horror a livelli pre-demenziali, quasi ridarelli. Non si ride, ma fa ridere. Non si ha paura, ma fa paura.
Non avendo molto interesse per la creazione di un clima che favorisse l’immedesimazione con le vittime (cioè sono ragazzini come te, bevono birra come te, quella è bona e la palpeggeresti pure te, fine del processo di immedesimazione), questi film possedevano scene d’apertura di puro stupore, entro i primi dieci minuti qualcuno si beccava una sciabolata nello stomaco, così capivi subito dove si andava a parare: c’è qualcuno che forse è umano ma boh, che ne sai, che infila mannaie nelle pance di ragazzini come te.
Scappa!
I film di Wes Craven hanno inventato un linguaggio inconfondibile, che procede per accumulazione, che invece di farti sempre più paura ti ricaccia in un ambiente grottesco e insensato: la morte non esiste, è parodiata. La voglia di scappare invece esiste eccome.
Adesso mi tocca fare una rapida critica ai film horror di oggi: troppo verosimili, troppo studiati, troppo macchinosi, troppa CGI, sequenze insopportabili di jumpscare, bombardati da effetti sonori. E semo boni tutti così.
Adesso vi chiudete tutti in casa e vi fate una bella retrospettiva di Craven, che vado a sciorinare:

1) Le colline hanno gli occhi (1977): qua siamo ancora negli anni Settanta, quindi ci stanno i cannibali e gli albori del torture porn;
2) Nightmare – dal profondo della notte (1984): c’è un Johnny Depp tipo sedicenne che fa un sangue spaziale;
3) Il serpente e l’arcobaleno (1988): film minore, molto politico, ci stanno gli zombi ma c’è lo zampino della dittatura haitiana di Papa Doc;
4) La casa nera (1991): altro film politico, molto strano, ambientato nel ghetto afroamericano di New York;
5) Nightmare – nuovo incubo (1994): una madornale accozzaglia di scene memorabili. In una di queste, un tizio viene sventrato da Krueger mentre canticchia in macchina Losing My Religion;
6) Scream (1996): dodici anni dopo aver inventato il baubau più stronzo della storia, Craven si trastulla con un frullatore di tutto il linguaggio cinematografico inventato da lui e dai suoi amichetti. La scena iniziale con la Barrymore vale da sola, a mo’ di cortometraggio.

Chiudo con un ricordo della fanciullezza.
Quando ero ragazzino, avrò avuto tredici anni, mi sono costruito una mano di Freddy Krueger, usando un guanto da giardiniere di mio padre e cinque coltelli da cucina, avendo cura di selezionarli tutti appuntiti. Ci spaventavo i figli dei vicini. Un bel giorno non lo trovo più nel cassetto in cui lo riponevo, qualcuno lo aveva fatto sparire.
Ho sempre avuto paura di chiedere a mia madre se fosse stata lei.

Uno, due, tre….

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