Il Gender esiste e va rivendicato

La Teoria del Gender, o Teoria Gender o ancora, nella sua forma reificata e perciò ultramalvagia, il Gender minaccia l’integrità anale dei nostri figli da molto tempo ormai, al punto da essere diventata un po’ off topic negli ultimi tempi. Il tema è tornato caldo nel Belpaese, pur non identificato come Gender, a seguito del ridicolo scazzo tra la maschera carneval-mondana della Santanché e Vladimir Luxuria, quest’ultima accusata di aver plagiato i bambini del programma RAI Alla Lavagna!, raccontando loro di transessualismo.

Apriti cielo.

A onor del vero Luxuria, in quel programma televisivo, ha tenuto una breve lezione sull’identità di genere, con una cautela e una scelta delle parole che hanno conferito naturalezza e addirittura intimità a un tema pruriginoso e poco dibattuto.
L’episodio ha fatto risalire un po’ di rigurgitelli omofobi ma soprattutto ha spalancato le porte alla solita retorica del buon padre di famiglia che camuffa il conformismo da funzione di cura, soprattutto nei confronti dei poveri bambini, che da questi discorsi verrebbero confusi sulla propria identità: già, perché uno si fa un’adolescenza di merda, distrugge i legami familiari, affronta un percorso di transizione costoso sotto tutti i punti di vista perché quando aveva 10 anni Vladimir Luxuria gli ha detto di fare così.
Mandatevenaffanculo.

Ciò che sta accadendo è piuttosto evidente: di fronte a timide aperture verso una specie di modernità socio-culturale che stavamo inseguendo negli ultimi tempi, dopo aver mancato una sfilza di appuntamenti post ’70, si levano ora tutti gli scudi possibili, i reazionari gettano la maschera, si stagliano fiere le erezioni fasciosessuali, mentre i Papi-Marketing afferrano i valori che la sinistra ha accantonato, “evangelizzandoli” e di fatto disattivandoli. Questo clima (a)culturale ha contribuito a spalancare i tombini dai quali sono poi fuoriusciti i liquami leghisti che attualmente governano questo Paese, ne sono riprova i venti retrogradi che stanno spazzando via i diritti acquisiti delle donne (di Pillon toccherà a parlare prima o poi), l’impennata delle aggressioni omofobe e in generale lo sdoganamento dell’insofferenza verso ciò che viene percepito come estraneo o nuovo.
Oggi quasi tutti hanno capito che il Gender è un’astuta stronzata messa in circolo dagli ambienti cattolici per far fronte alle recenti inevitabili evoluzioni socioculturali sulla sessualità umana, a partire dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Non aveva più tanto senso parlare di “peccato”, “scelta”, “astinenza”, che pure sono concetti che rimangono saldi nella Dottrina Cattolica, perché dall’altro lato fiorivano teorie, scoperte scientifiche e Leggi (dell’Uomo, non di Dio) che avrebbero fatto fare alle Gerarchie delle grosse figure di merda. La soluzione è stata piuttosto furba: inventare una Teoria nata in seno agli ambienti liberal-agnostico-lgbtq, una Teoria malvagia al punto da applicarsi agli innocenti bambini, appoggiata a fatti reali (i Gender Studies ieri o gli sporadici laboratori sull’affettività nelle scuole oggi), quindi “probabile”. La Chiesa del XXI secolo, ancora ossessionata dai peni e dalle vagine, rinuncia però ai versetti del Vangelo, preferendo entrare a modo suo nel dibattito.
Se è pur vero e palese che non esista alcun disegno biopolitico teso a trasformare tutti i primogeniti maschi d’Occidente in coreografici sodomiti, che è di fatto ciò cui il Vaticano incoraggia la gente a credere, occorre tuttavia considerare quanto su questa roba la Chiesa stia conducendo una delle sue battaglie più feroci, e soprattutto quanto questa battaglia stia contribuendo a indebolire la coesione popolare e di classe.
Su questo fronte Papa Francesco è un geniaccio, ma sarebbe un povero pirla come tutti noi se non avesse appresso tutta la stampa mainstream in blocco: tutti abbiamo saputo delle sue parole in favore dei gay (“chi sono io per giudicare?”), pronunciate nel 2013 in un contesto specifico (i gay nella Chiesa, allo scopo di sconfessare le voci sulla Lobby Gay in Vaticano). Pochi invece sanno che il simpaticone sudamericano che salutava tutti è uno dei principali sostenitori della Crociata contro il Gender. Parlando di transessualismo, ha detto nel febbraio 2015 che

“chi manipola il proprio corpo è paragonabile ad Erodo che distrugge, che trama disegni di morte, che sfigura l’aspetto di un uomo e di una donna, distrugge la creazione. Pensiamo alle ARMI ATOMICHE, alla possibilità di annientare in pochi istanti un numero molto alto di esseri umani. Pensiamo anche alle manipolazioni genetiche, alla manipolazione della vita o alla TEORIA GENDER, che non riconoscono l’ordine del creato”

(maiuscolo atterrito mio)

Poi, ad aprile dello stesso anno:

“La teoria del gender è espressione di frustrazione e rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale”

Per non parlare del terremoto scatenato sempre nel 2015 dal vescovo polacco gay con un compagno (!!), soffocato sul nascere non tanto per l’omosessualità del vescovo, ma per le sue parole sulla massiccia presenza di omosessuali nella sua stessa condizione nella Chiesa Cattolica Apostolica Muccassassinica.
Poi nel 2016, anno delle Unioni Civili in Italia, Bergoglio dichiarerà “amo omosessuali e trans, ma insegnare il Gender nelle scuole è una cattiveria”. La raffinatissima tecnica qui esibita dal Vescovo di Roma si chiama “buttarla in caciara”.

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Risulta evidente come rispondere a questo bombardamento violentissimo con “il Gender non esiste” sia piuttosto incauto, perché su questo fronte la Chiesa è molto più preparata di noi. Sono secoli che vince su chi sostiene che “Dio non esiste”, all’inizio dando fuoco a chi proferiva queste parole, poi si ci si è accorti che sporcava troppo e si è optato per l’isolamento politico, sociale, intellettuale, aizzando i fedeli all’occorrenza, procedura questa che ha ispirato molte delle altre dittature a venire ed è alla base del 90% della strategia comunicativa di Matteo Salvini.

Grazie, cristianesimo, per l’innegabile contributo storico.

Questa cautela andrebbe poi usata un po’ per tutte le contestazioni classiche che si muovono alla Chiesa, a partire da quelle che riguardano la definizione di “contro natura“. Adesso va tanto di moda controbattere suggerendo come anche i ritrovati della scienza e della tecnica (gli occhiali, le automobili, i dvd) siano “contro natura”. Questa caprioletta retorica risulta piuttosto naïf quando dall’altra parte abbiamo un’istituzione culturale e anche scientifica con 2000 anni di filosofia e di teologia alle spalle. Tralasciando il fatto che anche la scienza rientra nell’ordine naturale in quanto prima prodotto poi strumento dell’intelligenza umana (l’osso lanciato in aria dal primate in 2001: Odissea nello spazio che si trasforma nell’astronave), quando la Chiesa dice “contro natura” non sta semplicemente isolando culturalmente gli omosessuali, ma sta disegnando i confini entro i quali gli eterosessuali possono muoversi ed esprimere la propria affettività, perché la Natura così come concepita dal cristianesimo esige cose ben precise come la fedeltà, la monogamia e la riproduzione.
Ed eccoci al punto della questione: il Gender esiste eccome, nella testa di questa gente, ed è una battaglia ferocissima per preservare il primato della Chiesa sulla dottrina morale, che è una collana fatta di molti anelli (la Vita, la Morte, il rapporto dell’Uomo con la Natura, la cura per il prossimo e via dicendo) ma ha un unico pendaglio: la sessualità. Preservare i bambini da una nuova concezione dei ruoli di genere, dalla conoscenza delle molteplici manifestazioni dell’affettività umana, perfino dall’empatia significa lavorare per confermare e consolidare un modello sociale incapace di accogliere i cambiamenti, quindi sempre disposto a rifugiarsi nella fede o in uno Stato di Polizia annacquato e morbidoso.
A Bergoglio poi toccherebbe spiegare che la Lotta di Classe non è un catalogo dal quale può selezionare ciò che preferisce, ne è dimostrazione l’incremento di aggressioni contro gay, lesbiche e transessuali in parallelo con l’incremento delle posizioni razziste, che pure la sua ingombrante e autorevole figura non sta riuscendo ad arginare. Per quale motivo? Perché se con una mano parli di accoglienza dei migranti e con l’altra paragoni un intervento di adeguamento sessuale alle armi atomiche, stai sfasciando la base culturale e politica in seno alla quale potrà nascere una risposta concreta a questi venti reazionari. Ma come fai a sconfiggere i venti reazionari, se il primo a soffiare reazione e conservazione sei tu? Questo è il motivo per cui non dovremmo mai berci la favoletta della Chiesa Popolare o del “Papa di sinistra”, perché la Chiesa da quando esiste non fa altro che additare le divisioni in orizzontale (santi e peccatori, caste e puttane, uomini e froci) anziché quelle in verticale (lavoro e capitale, servi e padroni, fedeli e Papa).

Chiudo con un’etimologia, quella di diavolo: significa separare.

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