Le sardine, le piazze e le rose

La next big thing di questo inverno 2019 che signoramia s’è fatto quantomeno attendere (l’inverno non la next big thing) è senza dubbio il cosiddetto Movimento delle Sardine o, più laconicamente: Sardine. Dal sorprendente exploit bolognese stanno gemmando altre iniziative che vengono definite per quello che sono (flash mob) ma organizzate in modo tale da incuriosire almeno un po’ riguardo la loro portata e l’impatto sulla scena politica.
Va pure detto che nell’incredibile e vastissimo silenzio che ha inghiottito tutto ciò che sta a sinistra di Forza Italia farebbe eco pure una formica che dovesse emettere un gemito mentre caca ma vabbé: le Sardine sono in tante e si sono prese il loro spazio, oltretutto togliendolo proprio a Salvini che addirittura si è dovuto mettere a fare un meme dedicato quindi chapeau.

Certo è difficile, soprattutto per i vegliardi come me, non farsi saltare alla mente il corteo Roma Non si Lega, credo fosse il 2015 e di conseguenza non domandarsi per quale motivo, forti di quella tradizionale avversione per la Lega che è riuscita a mettere insieme perfino i movimenti romani che storicamente so’ gruppettari, ci sia bisogno delle sardine e non sia piuttosto il caso di rispolverare quell’antileghismo che urlava odio la Lega lalalalalala, certamente divisivo e volgare ma almeno si fugava ogni dubbio.
Il dubbio di cui parlo sta volando di bocca in bocca come diceva il poeta e in effetti andrebbe ben chiarito prima che si trasformi in una di quelle solite maldicenze spocchiose che a sinistra servono al massimo come fiacco esercizio di stile per poter fare a gara a chi ha l’impegno più grosso e più spocchioso. Il dubbio che si sta diffondendo sulle Sardine è che siano un contenitore vuoto, una cosa estemporanea nata “contro” e dunque impossibilitata a contribuire alla creazione di una cultura che sia concretamente in grado di contrastare un popolo formato da gente che condivide con entusiasmo le foto del pranzo bruciacchiato di un ex Ministro degli Interni di 46 anni che cucina, mangia e parla di merda.

Questo dubbio però lascia il tempo che trova perché la storia della Seconda Repubblica conta almeno due altri esempi di movimenti apartitici, estemporanei e dichiaratamente contro uno stronzo di destra, vale a dire i Girotondi (2002, Berlusconi II) e il Popolo Viola (2009, Berlusconi IV). Quindi che anche le Sardine si dichiarino apartitiche (ma non “apolitiche” per favore!) e che siano nate e dunque moriranno per contrastare Salvini, non dovrebbe sorprenderci.

Quel che io contesto è il nome.

sardina.png

Perché sardine? Se scegli di chiamarti così ti stai identificando con qualcosa la cui unica funzione è quella di stare azzeppata ad altre cose come te, tutte vicine e pressate, di riempire uno spazio ammassandoti. È chiaro cosa vuoi dire ma in questo modo stai riducendo il popolo a un oggetto, stai presentando te stesso per la proprietà di riempire una piazza. Un corpo, e basta.
Probabilmente vi sembrerà un argomento ozioso perché “una rosa, anche se la chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”, però Shakespeare s’è perso gli ultimi due secoli di linguistica per ovvie ragioni mentre per voi non ci sono scuse: il linguaggio non serve solo a indicare le cose ma ce le fa pensare e dunque una rosa, con un altro nome, non ha lo stesso profumo manco per il cazzo.

Concludo: prendo atto del fenomeno e sono dell’idea che, pur con le perplessità che la cosa mi procura come quando hai un prurito insistente in quel centimetro quadrato di schiena che non puoi raggiungere con le mani, nonostante insomma i dubbi le piazze non si disertano, soprattutto di questi tempi, riempiamo queste e qualunque altra piazza dovesse organizzarsi per far capire alla Lega che non è che ha proprio i tappeti srotolati dove cammina. Quindi va bene, famo ‘ste sardine, però diamogli un altro nome, un nome meno passivo, un nome che grondi cazzimma: tipo le Orate Stronze, gli Scorfani Antifa, le Tracine Insurrezionaliste.
Se non per me, fatelo per Vygotskij. O per Chomsky. Chomsky è simpatico e sicuramente Salvini gli starebbe sul cazzo.

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